SELF MADE WORLDS 

[Barbara De Dominicis & Aude Francois]
for voice, electronics, and visual explorations 
liberally adapted from ”House of Incest” by Anaïs Nin

A dialogue between the organic body depicted in video and the sounds and voices present on the stage. The pieces used, which belong to the works of Anais Nin, are balanced between prose and poetry, between dream and waking. Anais Nin takes us by hand in a “non-place” which represents every place, “the invisibile line between sayable and unsayable…”. Each single word becomes a sheath, a container of images, the pretext for a sonic investigation whose most authentic meaning consists of the search for the sonic (vocal) fabric which is closest to the emotion of the moment. The flow of images visually retraces the vital state of Nin: recreating the voyage in the oneiric universe of Nin. A pause in non-being, a descent into nothingness, a state of grace which only a dream can be in an undefinable time not because it is outside of time but in all possible time.

SELF MADE WORLDS
[Barbara De Dominicis & Aude Francois]
per voce, elettronica ed esplorazioni visive
liberamente tratto da ”House of Incest” di Anaïs Nin

Un dialogo tra il corpo organico raffigurato in video e i suoni e le voci presenti in scena. I brani utilizzati,appartenenti alla produzione di Anais Nin, sono in bilico tra prosa e poesia, tra sogno e veglia. L’ autrice ci porta per mano in un non luogo che rappresenta ogni luogo possibile, “the invisibile line between sayable and unsayable…”. Le parole diventano involucro, contenitore di immagini e pretesto per un’indagine sonora il cui senso più autentico consiste nella ricerca del tessuto sonoro [vocalico] più vicino all’emozione del momento. Il flusso delle immagini ripercorre visivamente lo stato vitale della Nin, ricreando il viaggio nel suo universo onirico. Un indugio nel non essere, una caduta nel nulla come solo un sogno può essere; in un tempo indefinibile, non in quanto fuori dal tempo ma in ogni tempo possibile.

SELF MADE


WORLDS